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giovedì, maggio 30, 2013

LA BANDA LARGA CHE NON ESISTE. La connessione a Internet non è un lusso.

In Europa, secondo dati aggiornati al 5 Aprile 2013, la banda larga per cittadini e imprese presenta una disponibilità media in download di 18 Mbps. Le eccellenze sono rappresentate da Lituania (40 Mbps), Lussemburgo (36 Mbps), Olanda (32 Mbps), Svezia (31 Mbps), Romania (30 Mbps). L’Italia è il fanalino di coda di questa classifica con una media di 6 Mbps, dietro a Cipro e Grecia(7 Mbps), Irlanda (11 Mbps) e Slovenia (13 Mbps). Nel mondo l’Italia è all’84° posto per velocità di download e al 124° posto per upload medio (1,24 Mbps).

Nel nostro Paese oltre 6 milioni di cittadini non hanno la possibilità di accedere a servizi DSL con banda minima di 2 Mbps (digital divide di base), trovandosi di fatto nell’impossibilità di utilizzare la rete per conoscere, apprendere, acquistare, vendere, mantenere relazioni, inviare o ricevere informazioni di qualsiasi natura. E per le imprese questo è un handicap che vanifica l’opportunità di sviluppare il proprio business.

La connessione a Internet non è un lusso o un plusvalore, ma rappresenta oggi una risorsa fondamentale e imprescindibile per la produttività e la competitività delle imprese, al pari dell’energia elettrica. Una vera e propria necessità, tanto che in Finlandia già nel 2009 il governo ha approvato un provvedimento che sancisce per tutti i cittadini e le imprese il diritto alla banda larga, con l’obiettivo di fornire entro il 2015 una velocità di trasmissione dati pari a 100 Mbps.

In Italia la visione del legislatore è assolutamente miope e lascia il cittadino in balia di operatori che negli ultimi quindici anni hanno letteralmente saccheggiato le tasche dei clienti. A proposte commerciali che offrono sulla carta connessioni a 20 Mb o oltre, fa seguito la realtà che vede l’utente costretto a disporre di connessioni instabili, traballanti e che raramente raggiungono la metà di quanto contrattualizzato.

Uno Stato lungimirante e interessato alla crescita oggi non può ignorare il deficit delle nostre infrastrutture e lasciare cittadini e imprese in balia di operatori che non investono in infrastrutture e crescita della banda larga.

Lo Stato dovrebbe essere proprietario delle infrastrutture di trasmissione dei dati garantendo stabilità, manutenzione, upgrade della tecnologia e infine nuova occupazione. Un’apposita authority di garanzia dovrebbe quindi rivendere agli operatori privati le linee che sarebbero in seguito proposte sul mercato in aperta e libera concorrenza, assicurando all’utente finale prezzi più vantaggiosi e prestazioni commisurate ai contratti sottoscritti.
fonte: http://cultura.libriantichionline.com/post/2013/05/la-banda-larga-che-non-ce.html

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